martedì 23 aprile 2013

Concerto-conferenza del M.ro Demetrio Nunnari

Concerto - Conferenza

"Il Preludio: dalla divagazione circostanziale al dramma in musica"

Domenica 28 Aprile 2013 - ore 20.45
Teatro Auditorium "Paolo VI"
Bovegno (BS)

Demetrio Nunnari,
pianoforte

Bach - Chopin - Skrjabin - Shostakovich - Rachmaninov - Franck



Il Preludio è una forma musicale di origine antica: nasce agl’inizi del XV secolo come semplice successione di accordi eseguiti, in maniera estemporanea, su strumenti come il liuto e l’organo per testarne l’accordatura o per dare il “la” ai cantanti. La sua brevità ed il carattere immediato ne sanciscono così la specificità di brano musicale “accessorio”,
ovvero privo di una ben precisa struttura e, al contempo, funzionale all’introduzione di quel che – su piano meramente esecutivo – è ancora di là da venire. Non musica con un valore in sé, dunque, ma una vera e propria  captatio benevolentiae con cui propiziarsi l’attenzione e i consensi dell’uditorio.
Il diletto francese per l’improvvisazione, dà poi vita - in pieno XII sec. - al preludio “non mensurale” che divaga molto liberamente sempre su una notazione minimale.
Solo con l’opera di J.S. Bach [1685-1750] il Preludio obbedisce, pur nella sua peculiare liberta espressiva, a norme che divengono, d’ora innanzi, imperative: dev’essere scritto nella stessa tonalità del brano che segue e suonato sullo stesso strumento, ed il tratto improvvisato deve esprimersi all’interno di una forma, meglio se bitematica e tripartita (del tipo ABA).
Bach scrive preludi per violino, violoncello, clavicembalo e organo (sui quali il Preludio assume i tratti della Toccata) e orchestra. Celebre è l’opera dei 48 Preludi e Fughe dal “Clavicembalo ben temperato” BWV 846-893, datata 1722-44, ma mai pubblicata in vita dal Grande di Eisenach e da cui è tratto il Preludio in do maggiore n. 1 BWV 846. Qui la forma è quella “non mensurale”, data da un libero arpeggiare su masse accordali. Il brano divenne celebre solo nel secolo XIX quando Ch. Gounod [1818-93] lo usò come base per la sua Ave Maria, scritta dapprima per violino e pianoforte e, in seguito, coro e orchestra.
Tuttavia, è solo nell’Ottocento che - grazie a F. Chopin [1810-49], il poeta del pianoforte per antonomasia - il Preludio si spoglia della sua veste di “proemio” e diviene esso stesso il fulcro dell’evento musicale: Chopin è, difatti, il primo a comporre una serie di 24 Preludi op. 28 cui, una volta tanto, non fa seguito alcun brano: lo spirito romantico vuole che essi introducano alla soggettività incorporea dei moti dell’animo e siano i loci dell’umana mutevolezza. Il Preludio n. 20 - in un oscuro do minore – si presenta, in sole 13 misure, come fosse un corale, ma su tempo di “marcia funebre”, a testimonio di quale pathos tale struttura abbia acquisito ad appena un secolo dai Preludi e Fughe di Bach.
A. Skriabin [1872-1915], genio malinconico, ma pure inquieto e ribelle, del Simbolismo russo vede il suo male interiore manifestarsi appieno giusto nel Preludio (ne scrive ben  87). Sturm und Drang [Impeto ed Assalto] sono le chiavi di lettura dei Preludi op. 11 n. 14 e 24 e op. 13 n. 2 qui presentati. Il nucleo tematico, polverizzato, è una cellula ritmica e melodica minima, mentre la pulsione si fa implacabile ed ansimante. Il Preludio op. 9 n. 1 “per sola mano sinistra”, invece, nasce da un incidente di percorso; una paresi – per fortuna transitoria – alla mano destra che intralciò non poco la carriera musicale del Maestro. La sola mano sinistra, in breve, deve assolvere all’arduo compito di eseguire tutto il brano supplendo anche la destra.
Dell’istrionico D. Shostakovich [1906-75] è qui presente il Preludio op. 34 n. 14: ancora una “marcia funebre” (e qui, il riferimento all’op. 28 n. 20 di Chopin non è peregrino).
Prosegue con S. Rachmaninov [1873-1943], ed in particolare con il Preludio op. 3 n. 2, il processo di graduale drammatizzazione di questa struttura musicale: noto con il titolo “Campane di Mosca”, per i sinistri rintocchi accordali che segnano il tema iniziale, esso è bitematico e tripartito (ABA), con la ripresa notata su quattro pentagrammi al posto dei soliti due, in una scrittura intenzionalmente orchestrale.
Infine, il Preludio, Fuga e Variazione op. 18 del compositore-organista belga C. Franck [1822-90]. Il brano, che guarda al modello bachiano inteso come “prologo” è, in verità, qui tutt’altro che semplice: la sua struttura è ancora una volta bitematica-tripartita e si integra in una macrostruttura (che è quella dell’intera composizione) anch’essa di tipo ABA, in quanto la Variazione finale non è che la rielaborazione del Preludio d’inizio. Concepito originariamente per organo, fu poi trascritto per pianoforte nei primi anni ’20 del Novecento dal concertista Harold Bauer che lo consegnò al grande pubblico. La scrittura, organistica, è alquanto ostica, con i bassi di “pedaliera” affidati alla mano sinistra ed al pedale tonale. Indubbiamente una metamorfosi notevole per quella che era stata, ai suoi esordi, solo una sorta di mera divagazione circostanziale.