venerdì 11 gennaio 2013

Grammatica generativo-trasformazionale e glottodidattica

Noam Chomsky
Negli anni '50, lo studioso statunitense Noam Chomsky muove alle teorie comportamentiste sull'acquisizione linguistica una fondata obiezione: il comportamentismo non spiegherebbe l'aspetto creativo del linguaggio stesso. Se, come il comportamentismo sostiene, è difatti vero che il bambino già in età precoce automatizza determinate strutture linguistiche per "assimilazione", cioè solo dopo averle ripetutamente ascoltate dal mondo intorno a sé e fatte proprie (e dopo averne avallato la correttezza formale e semantica), non è chiaro allora come e perché egli produca spontaneamente forme atipiche quali "io ando" e "io piangio" o, ancora, "uomi", "diti" e "uovi". La ragione, secondo Chomsky, è ovvia ed intuitiva: il bambino non apprende "per imitazione", ma possiede la capacità innata di analizzare ogni input linguistico per poi riutilizzarlo in maniera creativa e produrre egli stesso "nuovo linguaggio". Il soggetto, in breve, riflette implicitamente sul materiale assimilato e ne deduce i principi (le regole) di funzionamento per poi reimpiegarli e divenire così produttivo. Questa sua abilità sarebbe - sostiene Chomsky - determinata da un meccanismo cognitivo ereditario detto Language Acquisition Device (L.A.D.). Così, ad esempio, il bambino che fa sua la coppia aspettuale "pomo - pomi", ne intuisce la modalità di funzionamento per applicarla alla variante "uomo - uomi", inciampando in una delle mille eccezioni alla regola di cui ogni lingua è disseminata. E' da escludere, difatti, che la dizione errata "uomi" possa esser stata dallo stesso udita da alcun soggetto, ancorché illetterato, a lui vicino. L'errore linguistico - nella nuova ottica cognitivista chomskiana - non è dunque da sanzionare, ma da leggere ed interpretare, in quanto segno della presenza di un meccanismo mentale che recepisce, analizza, riflette, assimila, riutilizza e produce. L'errore - esordisce Chomsky - "è sempre intelligente". La grammatica generativo-trasformazionale, ovvero la capacità di generare lingua trasformando la lingua, viene da subito messa in atto dal soggetto già con le prime frasi "deittiche", formate da un nucleo di lessemi minimo eppure bastevole ai fini della comunicazione. Con la frase "... mamma, io pappa...", il bambino individua di fatto i tre elementi cruciali di ogni atto linguistico-comunicativo: il parlante, l'interlocutore e l'oggetto dell'interloquire. Con un'abilità di sintesi impareggiabile, egli limita il gesto comunicativo al soggetto del bisogno (se stesso), a colui che lo aiuta a soddisfare il suo bisogno (la mamma) e all'oggetto che rappresenta il soddisfacimento di quel bisogno (la pappa). Via via che il processo di crescita e maturazione biologica e cognitiva avanza, le deittiche (grazie alla grammatica generativa) divengono frasi sempre più complesse e ricche di nuovi dettagli: "mamma, io voglio pappa / mamma, pappa buona / mamma,. io no pappa... acqua...". Tutto ciò, senza che il bambino abbia contezza dei concetti di grammatica e sintassi. Prodigioso miracolo del creato. Lo stesso principio (che è comune a tutti i parlanti, indipendentemente dalla lingua parlata) può, dunque, essere applicato alla glottodidattica, almeno in certe circostanze, per rendere l'apprendimento della lingua straniera meno gravoso sul piano grammaticale. Se il discente, difatti, riflette già in maniera implicita sul dato linguistico (in quanto essere pensante), perché non cogliere i frutti di questa sua dote naturale? Perché lasciarlo da solo nel difficile compito di costruirsi lentamente una grammatica "altra" nella lingua straniera che apprende? Questa tecnica (...che è "induttiva", in quanto procede dall'esempio alla formulazione della regola) può rivelarsi particolarmente adatta a facilitare l'apprendimento di quei soggetti che mal digeriscono l'aspetto grammaticale della lingua straniera studiata a scuola. Si procede, difatti, per gradi partendo da una struttura sintattica elementare (sempre rispetto al grado di competenza del discente) che a poco a poco si complica sempre più, lasciando però allo studente la possibilità di assimilare uno per volta i coefficienti linguistici messi a sua disposizione dal docente e che sarà egli stesso ad aggiungere. Ecco un esempio di come si possa procedere all'interno di una unità didattica in lingua inglese:

D = Docente
A = Alunno

D] partiamo da una frase semplice:
                                                          "I like music"
     aggiungi adesso al verbo di preferenza "like" un altro verbo:
A]                                                      "I like listening music"
D] ok; ma fa attenzione adesso; listening è sempre seguito dalla preposizione to. Correggi:
A]                                                      "I like listening to music"
D] bene; dì adesso che genere di musica ti piace ascoltare:
A]                                                      "I like listening to pop music"
D] bene; dì adesso quando ascolti musica pop:
A]                                                      "I like listening to pop, music, when I have got
                                                           free time"
D] molto bene; supponiamo adesso che ascoltare musica ti piaccia molto. Come diresti?
A]                                                       "I really like listening to pop music, when I have got
                                                           free time"
D] oppure?
A]                                                       "I love listening to pop music..."
D] bene. Aggiungiamo adesso alla frase d'inizio un avverbio di frequenza e il luogo in cui
     ascolti musica:
A]                                                       "I often like listening to music in my bedroom"
D] aggiungi adesso in quale parte della giornata ascolti musica:
A]                                                        "I often like listening to music in my bedroom
                                                            in the afternoon"
D] Ok. Adesso osserva bene la frase che hai costruito e ricorda:

    1] l'avverbio di frequenza sempre dopo il soggetto o dopo il verbo be
    2] dopo un verbo di preferenza come like segue sempre un verbo con il suffisso -ing
    3] dopo il verbo listen sempre la preposizione to
    4] qualsiasi riferimento al tempo va sempre in fine di frase


Ebbene, i vantaggi dell'uso glottodidattico della grammatica generativo-trasformazionale postulata da Noam Chomsky si commentano da sé.